di Stefania Scianatico

Venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 marzo al Teatro Giuditta Pasta di Saronno va in scena un classico immortale di una modernità eclatante, “L’avaro” di Molière, con la compagnia di Arca Azzurra Teatro e l’aggiunta di un primattore di livello assoluto quale Alessandro Benvenuti, e la regia e l’adattamento di Ugo Chiti, che con questo lavoro conferma la sua capacità innata di confrontarsi con i grandi classici del teatro riproponendoli sempre attraverso una personale riscrittura illuminante ma sempre rispettosa dell’originale. Ecco cosa ci ha raccontato dello spettacolo e di sé Alessandro Benvenuti.

Il testo che portate in scena è stato scritto più di 400 anni fa ma è molto attuale: ci sono delle difficoltà nel rappresentare un testo così datato o la sua modernità lo rende comunque più accessibile?
La risposta è nel risultato in termini di pubblico e di entusiasmo, che finora è stato straordinario ovunque siamo stati. Questo è dovuto a una serie di cose, innanzitutto la rivisitazione di Ugo Chiti, che lui chiama “rispettoso tradimento”: ha fatto un lavoro di sintetizzazione straordinario, inventando un prologo e un epilogo e degli intrecci sentimentali tra i personaggi non previsti nel testo, e che rendono molto godibile lo spettacolo, e addirittura a mio modo di vedere correggono dei difettucci di scrittura dell’originale. In più, riducendo a due i cinque atti previsti, ha dato una grande vivacità e un ritmo incalzante allo spettacolo. Un altro aspetto importante è la compagnia, Arca Azzurra, composta da persone che stanno insieme da una vita: oggi realtà di questo tipo non esistono quasi più, invece loro come cooperativa esistono da più di trent’anni e io con loro mi sento a casa.

Come sarà il suo Arpagone?
Suggerito da Ugo, con il quale c’è un rapporto di fiducia totale, porto in scena un Arpagone totalmente nuovo: ha come linea di modernità un vigore proprio dell’investitore più che dell’avaro, è più dedito alla finanza che all’accumulo. Il vero cuore doloroso del mio Arpagone è che il figlio non capisca la bellezza dell’investire, ha un piglio talmente vivace che la gente spesso non ha nemmeno il tempo di applaudire ad una battuta per paura di perdere quella successiva. È quasi una rock star! (ride). Io mi ci diverto tantissimo, ma cerco l’essenziale del mio personaggio, senza fronzoli.

Molière soleva far ridere il suo pubblico di se stesso, ridicolizzandone i difetti e le manie. Gli esordi di Alessandro Benvenuti sono legati al cabaret (nel 1972 con Paolo Nativi e Athina Cenci fondò il trio dei Giancattivi, a cui si aggiunse qualche anno dopo anche Francesco Nuti, ndr): dopo tutti questi anni di attività, cos’è la comicità oggi secondo lei?
Molière adorava il successo, voleva che il pubblico si divertisse pur mettendolo alla berlina, che è un po’ quello che succede ancora oggi: il comico racconta di se stesso ma in realtà parla degli spettatori, è come se dicesse “mi assumo io i miei vizi e le tue responsabilità, te li racconto come se fossero miei, ma in realtà sto parlando di te”. Ma è anche vero che il pubblico sotto sotto, come diceva uno studioso, “mostra i denti come i cani”, ovvero ride a denti stretti, e il comico lo sa che non deve oltrepassare il limite: anche se oggigiorno a teatro non si protesta e non si contesta più, al massimo si tiene il cellulare acceso quando ci si annoia.
Per me la comicità è il racconto di questa immane tragedia che è la vita, nella quale ti ci ritrovi senza volerlo e te ne vai nello stesso modo: una sorta di intelligenza filosofica per lenire i nostri dolori e accompagnare le nostre turbe (ride). Credendo molto nelle persone mi piace accompagnarle col mio mestiere in questo viaggio che ci accomuna tutti, cercando di essere un rappresentante sincero: avendo tre figli e dieci nipoti sono fiducioso nella vita.

Facciamo il classico gioco dell’isola deserta, ma con una variante: non è proprio deserta infatti, può portare con sé uno dei personaggi che ha interpretato. Chi sceglie?
È difficile sceglierne uno, piuttosto mi porterei tutta la famiglia Gori, che porto nel cuore da sempre: il mio cavallo di battaglia è la trilogia composta da “Benvenuti in casa Gori” che porto in giro ininterrottamente da trent’anni, “Ritorno a casa Gori” e “Addio Gori” e rappresenta un po’ la summa della mia vita artistica e dei miei personaggi: ne interpreto 10 nel primo spettacolo, 42 nel secondo e 36 nel terzo. È la mia vita, sono i miei primi vent’anni, ci sono i miei cari, la mia famiglia, i miei amici.

Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Venerdì 10 e sabato 11 marzo 2017 ore 21:00
Domenica 12 marzo 2017 ore 15:30
Biglietti: Prezzo unico € 27,00